scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM

venerdì 9 giugno 2017

Accendere una candela è meglio che maledire l'oscurità. Scelte


Leggendo il post di Marina Guarneri, che trovate QUI, mi sono sentito coinvolto. Ovvio, l'argomento figli, scelte, prese di posizione, mi tocca.
La lettura, oltre ad averla gradita, ha scatenato tutta una serie di considerazioni accessorie al punto che mi è venuta voglia di buttare giù due righe 😄😄😄 
Ovviamente sempre all'insegna dell'ironia, lungi da me prendere troppo sul serio le mie elucubrazioni
Probabilmente l'unico grande lascito che possiamo donare ai nostri figli è la forza morale di operare delle scelte. Razionali, coraggiose, oneste. Ovviamente tutto ciò prevede un duro lavoro di sostegno per permettere alla personalità dei nostri "cuccioli" di evolversi, svilupparsi, esplodere. Lo stile di vita moderno non aiuta. I filtri, la mediazione, sono tutte cose affidate in massima parte a ciò che attiene al virtuale.
Miliardi di immagini, di situazioni, colpiscono la mente di quelli che vengono definiti i"nativi digitali". Quando un concetto o un valore non è vissuto o elaborato profondamente si trasforma in una delle tante informazioni che attengono all'immaginario collettivo, ma senza sviluppo pratico. Oggi, più che mai, il lavoro del genitore è difficile. Sopratutto per noi che abbiamo dai quarant'anni in su. Siamo la generazione di mezzo tra coloro che sono usciti dalla seconda guerra mondiale e questo modo virtuale dove tutto si muove così velocemente da aver creato il fenomeno paradossale dell'immobilismo etico.
Mi vengono in mente le masse di idioti sapienti che dietro la protezione di un monitor pontificano, giudicano, colpiscono. Tutte persone istruite, addirittura colte, che spesso hanno una vita fatta di relazioni sociali quasi inesistenti, frammentarie, disorganizzate. Con orgasmi stimolati dalla digitopressione compulsiva sulla tastiera. Ma questo è un altro discorso.
Cosa significa scegliere? È soltanto formarsi delle opinioni scegliendo tra la grande massa di informazioni che i media ci forniscono? È identificare tra ciò che la grande informazione ci propone come più consono al nostro bagaglio di studi e di letture e quindi attinente al nostro corpus culturale?
Sì, possiamo affermare che spesso si tratta di questo. Dovrebbe bastare no? Sono cresciuto con dei principi, ascolto, valuto, mi formo una mia opinione, la esprimo. Tutto a posto no?
Un corno tutto a posto. Ci vuole, ci deve essere, una corrispondenza nella pratica quotidiana. Il pensiero si deve trasformare in azione. Le scelte, come i valori, devono rispecchiarsi nei nostri atti quotidiani. Ai nostri ragazzi va data la possibilità di studiare, di accrescere il bagaglio culturale, di sviluppare uno spirito critico, di essere in grado di riconoscere il barlume di vero dalla grande massa di cose verosimili. Devono imparare a essere. Ma tutto deve trasformarsi in energia cinetica. Tutto. A quel punto, della parola, preso atto dell'etimologia, mi interessa che si trasformi in eziologia di una grave forma di malanno: libertà e azione. Pratica quotidiana dello spirito indipendente, moto a luogo dei principi. Partecipazione e coinvolgimento fattivo. Come? Con la condotta quotidiana, con la costante capacità di ricercare il modo migliore di fare le cose a scuola, nel lavoro, in famiglia.
Zzo me ne frega di avere un figlio che si commuove per i terremotati se poi si comporta come uno stronzo con gli amici o i vicini di casa. Che si attiva con post sui social solidarizzando con gli immigrati se non aiuta la mamma a lavare i piatti. 'Nporta una sega che sia sostenitore di tutte le associazioni animaliste del mondo se quando incontra la vecchietta del terzo piano non la saluta nemmeno o non si offre di portarle la borsa della spesa. 

La butto sul ridere, ovvio. Esagero. Chi mi legge spesso sa che non riesco ad essere serio per più di due paragrafi.
Probabilmente ho raccolto in poche righe una tale massa di luoghi comuni da bastare per una vita intera.
Credo che un genitore debba compiere un grosso lavoro per incrinare a picconate quello schermo, quella bolla virtuale fatta di avvenimenti vomitati a milioni ogni singolo giorno, Avvenimenti che coinvolgono a livello percettivo, così pressanti e ripetuti da diventare però ipnotici. Alla fine si rimane immobili, spettatori di un mondo che incalza, ma noi fermi, passivi. Capaci di espressioni di sdegno o di compiacimento con il tempo di andare a pisciare tra una pubblicità e un'altra, con il tempo e la libertà di andarci a prendere un panino in attesa di una risposta su un post di facebook o un commento su "uozzap".
Insegnare ai nostri figli a coltivare i rapporti umani, a essere costruttivi in ambito scolastico e lavorativo, a muovere ogni tanto il culo invece che stare a fare soltanto chiacchiere. Ma i genitori devono esserci, non soltanto come procacciatori di vitto e alloggio, o compagni di gioco. Devono far sentire la presenza costante, anche a costo di sacrifici. Il dialogo deve essere continuo, significativo, aperto. Sopratutto ci vogliono gli esempi. Questa è la mission del terzo millennio. Tutte cose che sino a qualche decennio fa erano la normalità.
Come diceva qualcuno bisogna odiare gli indifferenti, è necessario essere partigiani. Ma un partigiano muove le chiappette sante, dà il buon esempio, agisce, non si limita alle attestazioni di principio. Non è possibile limitarsi a scrivere come schizofrenici editti sul giusto o l'ingiusto. Spacciatori di pensieri che ingannano con l'estensione per nascondere la mancanza di profondità.
La speranza è che i nostri "figliuoli" possano quindi utilizzare il grande dono della tecnologia e della rete con sapienza e divertimento. Divertimento e consapevolezza.
Leggere le declamazioni dei vari guru, con spirito leggero, le affermazioni dei nichilisti della domenica con il sorriso, ascoltare le concioni dei pluri mega super coltissimi et sapientissimi intellettuali da "circolo dei solitari avulsi dalla vita vera" con tenerezza. 


Adesso che vi ho rosolato, oppure se siete vegani scaramellato, le palle, lascio a tutti voi un segno della mia stima, siate certi che dopo la lettura di questo post non dovrete mai più dare prova del vostro coraggio. 
Qui sotto una bella canzone dei tempi andati, di quando si digitava di meno e si parlava di più


© 2017 di Massimiliano Riccardi

64 commenti:

  1. Mi è piaciuto molto il tuo post, anche da principiante al mestiere di mamma mi ha messo un po' d'ansia. Le sfide sono tante ed esserne all'altezza non è per niente scontato.

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    1. Ciao Antonella, io credo che non esistano ricette, si impara strada facendo. Se posso permettermi, visto che ti conosco poco, da quel che leggo di te, da quello che scrivi, non penso avrai difficoltà. Appare una Donna in gamba con dei valori e dei principi. Capace di ponderare i sì come i no.
      Ti ringrazio, sono contento che il mio florilegio di scemenzuole ti sia piaciuto.

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  2. Posso solo ipotizzarlo dal post, ma i tuoi figli mi sembrano molto fortunati ad avere un papà sensibile ed attento come te. ;-)

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    1. Ciao Raffaele. Io ti ringrazio tanto, purtroppo non sono assolutamente un papà perfetto, casini ne ho fatti e ne faccio. Però provo a essere migliore e mi metto in discussione.
      Un abbraccio, per tutto, spero di trovarti meglio e che le tue "magagne" si siano in parte risolte.

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  3. Le solite inezie eh.... alla faccia delle inezie!
    Ricette per educare i figli non ce ne sono. Siamo tutti quanti diversi e cosa va bene per uno non bene per l'altro. Parlandosi però ci si conosce e si trova il metodo più giusto possibile. Non perfetto. La perfezione non è umana.
    Però parlare non basta. Parlare, predicare bene, benissimo e poi comportarsi come stro..si rende inutile il primo lavoro.
    Con una figlia di oltre 27 anni posso dire che pur avendo noi genitori sbagliato ne abbiamo fatto una donna. Ma credo che tutti ce la possano fare in questo senso. Bisogna tirarsi su le maniche e cercare di capire, parlare, dare esempi validi.
    Poi...

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    1. Patricia, mia cara, carissima Patricia, intanto di nuovo auguri. Chiacchierare con te è stato uno spasso, sentirti con la tua calata piemontese mi ha rallegrato il cuore (immagino che anche a te sia sembrata strana la mia parlata alla Beppe Grillo).
      Per il resto, è come dici tu, ci si prova e si va avanti sperando per il meglio. E poi... beh, tu i miei e poi liconosci.
      Un grande abbraccio ragassuola 😄😄😄

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    2. Max, abbiamo tutti quanti dei poi. La vita è un poi.
      Bisogna lottare per sconvolgere questi poi. E farlo in modo che l'esempio sia positivo e penetri nell'anima.
      Poi come ho scritto aMarina nel suo post, amici dei figli, loro complici ma con deimlimiti. Non sempre e non su tutto perchè i ruoli genitori/figli vanno rispettati.
      Ed ora credo di aver finito davvero! Scusa ma prima ho dovuto scappare via 😊

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    3. Sì, la penso come te. Ti ringrazio Patri.

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  4. Posso quotarti al cento per cento?
    Allora, io figli non ne voglio ma sono dell'idea che se un giorno sarò zia insegnerò ai miei nipoti gli stessi principi che mia madre ha trasmesso a me e mia sorella: rispetto per sé e per gli altri, educazione, solidarietà (vera), capacità di ragionare con la propria testa e di andare (se necessario) controcorrente, desiderio di conoscenza.
    Poche regole ma buone.
    Comunque figli che vengono lasciati soli, che vengono dimenticati nelle auto, messi nei freezer, gettati dai balconi...
    Ma dove va il mondo?
    Un abbraccio, Franny

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    1. Ciao Franny, mi fa piacere il tuo commento. Dovessi dirti io non ne faccio nemmeno una questione sul tipo di regole, ognuno ha la sua visione, purché ce ne siano. I ragazzi hanno bisogno di avere dei punti fermi. In quanto al mondo... non sta andando bene, per niente. A fronte di una modernità che ha innalzato la qualità di vita di milioni di persone c'è una caduta vertiginosa di valori umani che spaventa.
      Un abbraccio anche a te, e grazie.

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  5. Io come padre sono chiamato in causa, anch'io cerco d'insegnare certi valori e il rispetto verso il prossimo. Nel mondo ci vuole più umanità!
    Saluti a presto.

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  6. Non ho generato, ma genero ogni giorni strategie di educazione, spesso mettendo una pezza ai guai che fanno genitori improvvisati e sfasati. Essere genitori, credo di aver capito, richiede anzitutto coerenza. Dovrebbe essere una continua propensione a essere considerati un punto di riferimento, costruttivo, un modello.
    Ce ne sono pochi, pochissimi di realmente validi.
    Credo di aver capito anche che si teme di apparire troppo duri, troppo poco comprensivi, invece l'educatore si mette in gioco anche con durezza e determinazione. Peccato, quanti perdono l'occasione di diventare dei veri ottimi genitori...

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    1. Ciao Luana, a questo punto non ne farei nemmeno più una questione di tipo pedagogico. Dalla maieutica, ai naturalisti come Hume, all'Emile di Rousseau, Pestalozzi, Montessori, Piaget, soltanto per citane alcuni, qualcosa dovremmo aver dedotto per affrontare le tematiche relative alle strategie educative. Il problema che osservo è legato a una sorta di torpore emotivo per cui tutto è funzionale a specifiche esigenze personali, dove tutto ciò che concerne lo scambio a livello profondo con i propri figli è by passato, nella migliore delle ipotesi delegato (giustappunto agli insegnanti, se non peggio ad altre forme di aggregazione giovanile incontrollabili). Non credo che sia nemmeno colpa dei tanto famigerati ritmi della vita moderna, non si spiegherebbero allora i rapporti affettivi efficaci in epoche dove i padri e le madri erano costretti a stare 10-12 ore fuori di casa per i lavori nei campi o in fabbrica. Ho paura che il punto sia una crescente disfunzionalità relativa alle repentine e susseguenti modificazioni sociali di questi ultimi decenni in relazione alla percezione del sè di molti genitori. Una sorta di perdita di ruolo o quantomeno di confusione. Ho paura che il problema sia sociologico. Non di immediata e facile risoluzione. Per fortuna non ci troviamo di fronte a un vero tracollo, ma i segni di una deriva ci sono tutti. La finta partecipazione, grazie alla filmografia, l'accesso ai social, gli smartphone, la televisione ha generato masse di individui soli, uniti al resto del gruppo soltanto attraverso forme di aggregazione superficiali. Questo si ripercuote anche in seno alla famiglia: coabitanti che parlano poco a livello profondo, tutti presi da altro. Non sono molto ottimista in merito all'immediato futuro. Spero, mi illudo, che singolarmente ci si possa fermare, addirittura fare un passo indietro e riprendere quel vecchio discorso del papà e della mamma che spengono tutto ciò che è elettronico e chiacchierano con i propri figli guardandosi negli occhi. Senza interruzioni e senza fretta.

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  7. Ammappete se hai colto nel segno. Concordo in tutto, sono i fatti quelli che contano, non le chiacchere. I fati e i principi. La vita è fatta di scelte. Già quando ti alzi al mattino devi scegliere stupidamente cosa e come è più appropriato vestirti, se leggero o pesante, se comodo o elegante. Piccoli atti stupidi ma che dietro hanno un perché, è da lì che si deve cominciare fin che i figli sono piccoli. Cominciare ad aiutarli a interpretare i segnali che ti vengono dall'esterno. Se continuiamo a preparare i vestiti ai nostri bambini senza ragionare del perché occorre quello o altro, non diventeranno autonomi nelle scelte (è un es. stupido ma poteva essere altro). I bambini però devono avere anche la possibilità di sbagliare per comprendere, per ragionare e provare con la loro testa, per arrivare al libero arbitrio. Tutti sbagliamo, nessuno è perfetto ma possiamo migliorare, anche un genitore può ammettere che ha sbagliato, ma scegliere si deve è necessario. L'amore e l'empatia fanno superare anche il NO deciso di un genitore, di un educatore che sa le regole di convivenza, che aiuta attraverso l'esempio la buona relazione con il prossimo (se tu sei sempre ingrugnito e non saluti, difficilmente lo farà tuo figlio). Nel crescere si passa ai principi che occorrono come dritta, altrimenti diventi gregario.

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    1. Grande Anna Maria, hai sottolineato un aspetto importante che non ho analizzato nel post: sbagliare. Il diritto di sbagliare come forma di crescita e maturazione. Sempre però con la sorveglianza del genitore pronto a intervenire. Oggi, purtroppo esiste anche quella forma di ignoranza, i figli non devono mai fallire, e se lo fanno è sempre colpa di qualcun altro, degli insegnanti, degli amici ecc..

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    2. Ovvio, sorveglianza sempre. Comunque mi riferivo più all'infanzia che all'adolescenza.

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    3. Ah beh, in quel senso, assolutamente, hai ragione ancor di più.

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    4. Ovvio, sorveglianza sempre. Comunque mi riferivo più all'infanzia che all'adolescenza.

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    5. Ahia mi sa che ti è partito un copia incolla 😊

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  8. Ieri, poi, non sono riuscita a commentare. Direi che la tua articolazione del discorso è più completa e non hai né rosolato né caramellato.
    Parto da quel "lo stile di vita moderno non aiuta": è esattamente questo il punto da cui iniziano i miei discorsi con i figli. No, lo stile moderno non aiuta affatto, il perché lo hai detto benissimo tu, le attività sono cambiate, le abitudini, gli strumenti, i desideri. Prima io mi facevo regalare gli LP per il compleanno, non c'era altro modo di ascoltare la musica che volevi, dovevi averla. Adesso, ci sono spotify, YouTube, Torrent, masterizzi, hai a disposizione quello che chiedi in un fiat. E va bene così: la tecnologia è un'innovazione splendida, però toglie l'abitudine al sacrificio. Ancora un'altra banalità: le ricerche ai nostri tempi si facevano con le enciclopedie alla mano e fogli di carta scritti di pugno. Ora basta fare copia incolla da internet e stampare il foglio digitale. Pronto, sfornato. Anche qui giustissimo, per carità, le possibilità offerte oggi sono infinitamente migliori di quelle che avevamo noi, però formano i ragazzi in maniera diversa. L'intervento di un genitore che, come dici tu, ha vissuto l'epoca di passaggio, non dev'essere orientato a vietare o restringere (sarebbe anacronistico, persino dannoso), ma a fare vedere cosa c'è oltre a tutto questo: che esistono interessi che vanno oltre il gioco elettronico, che esiste il piacere di scrivere a penna un tema perché anche scrivere a mano allena la mente.
    Poi hai detto tutte cose che sottoscrivo in pieno: i genitori presenti sono quelli che costruiscono un dialogo con i figli, che anche se sono visti come "nemici" riescono a farsi complici nei momenti giusti e devono dare l'esempio sempre, ché i figli sono come le spugne ed elaborano solo quello che vedono e sentono dentro le mura domestiche.
    Mio figlio è in un'età difficile, quella in cui reclami spazi senza capire nemmeno dove vuoi andare e cosa vuoi farne. Vede i compagni bere alcolici e vorrebbe provare anche lui e questo perché non farlo lo esclude dal "gruppo"; sentirsi disadattati perché non fai quello che fanno gli altri è il segnale di qualcosa che devi sistemare mentre sei ancora in tempo. Mio figlio è abbastanza strutturato in tante cose, la dice lunga che non mi ha mai dato mezzo problema, a scuola è bravissimo, i professori lo prendono a esempio, ma poi... nella vita di un ragazzo che cresce non è solo questo ciò che conta.
    Potrei stare ore a parlare con te di questo e altro sapendo che appoggerei bene il mio sfogo, ma ovviamente questo è solo un blog e tante cose devono per forza rimanere in sospeso.
    Comunque grazie per avere dato un senso anche ai miei pensieri di getto; erano spunti, ma dentro e dietro c'è una vita da mamma (spesso in crisi) che cammina sempre più frequentemente in un campo minato. 🙂

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    1. Ciao Mari, guarda sono contento che tu abbia scritto un post del genere. Leggendolo mi sono sentito subito partecipe, al punto che quello che vedi qui sopra è praticamente quello che doveva essere il mio commento.
      Hai ragione quando dici che ci sono tanti punti in sospeso ma che è giusto così.
      Abbiamo il difetto tremendo di riflettere sulle cose ( ah maledetti noi 🙂), in aggiunta il coraggio di metterci in gioco ci permettiamo il lusso di avere una visione prismatica delle vita, più colori e più sfumature.
      Vedi, io penso che il succo sia la relazione umana. Di questo voglio scrivere. Sottto forma di thriller o di quant'altro, ma è ciò che amo raccontare. La vita, vera, concreta, dura, tremenda, bellla, condivisa, divertente, intensa, piena di amore, è la miglior fonte di ispirazione possibile.
      Grazie per il tuo intervento, come sempre illuminante.

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  9. Moderazione nel vivere la rete essere coerenti e non essere paladini contro le ingiustizie nel virtuale e poi essere degli str.... nella vita di tutti i giorni. Grande lavoro per i genitori quindi molti dei quali oggi sono giovani e loro stessi u primi ad essere immaturi e vivere su fb tutto il tempo o quasi. Quindi diventa dura che riescano a dare ai loro figli quei principi sani che tu hai qui postato

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    1. Ciao Daniele. A molti manca l'elaborazione, la "digestione" dei fatti della vita. Vivono in un mondo fatto di accadimenti visti su uno schermo. Dura poi formarsi idee o opinioni che rispecchiano l'autentico sentire.

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  10. Credo che essere genitori non sia mai stato facile per nessuno, indipendentemente dalle epoche. Di sicuro, la sovraesposizione mediatica non aiuta, ma non può essere usata come alibi per giustificare l'assenza di un profondo desiderio di instaurare un dialogo sincero coi figli. Concordo anche sulla necessità di concretizzare ciò che si insegna attraverso l'esempio, ma ci sarà sempre qualcosa che sfuggirà al nostro controllo, quindi...
    Per quello che ho potuto capire sulla base della mia esperienza (probabilmente poco, anche se ho due rampolli già adulti da un pezzo ;) è utile stringere un patto di fiducia, vicendevole, con loro.
    Detto questo, temo che non esistano ricette e, pertanto, non giudicherò mai l'operato di un padre e di una madre. Mai!
    A questo proposito mi piace ricordare che, secondo la filosofia orientale, sono i figli a scegliere i genitori (non il contrario, come, invece, pensiamo noi) e, di conseguenza, loro ci insegnano molto più di quanto immaginiamo.
    Adottando questo punto di vista, tutto cambia.
    Un caro saluto! :)

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    1. Ciao Clementina, ti ringrazio. Hai sottolineato aspetti che io ritengo fondamentali. Ci conosciamo poco, in molti miei post precedenti ho affermato proprio quello che dici tu. Senza retorica dico che molta parte della mia crescita personale la devo all'esperienza di padre, ho imparato moltissimo dagli spunti che mi sono stati offerti dai miei figli.
      Se posso permettermi, per farti capire cosa intendo voglio proporti la lettura di un paio delle mie facezie, qui--> http://massimilianoriccardi.blogspot.it/2017/04/inutili-facezie-cazzeggio-in-merito-ai.html e qui---> http://massimilianoriccardi.blogspot.it/2017/02/metropolitan-suite-in-crescendo-ritorno.html

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    2. Ciao Clementina e ciao Max.
      Al solito mi intrometto e spero che il padrone di casa mi picchi con delicatessen ahahahha
      Clementina ha ragione. Noi abbiamo molto da imparare dai nostri figli perchè pur essendo nati da noi, pur avendo qualcosa di noi in loro, sono comunque e devono essere persone autonome. Insegnare loro significa anche imparare a nostra volta.
      Instaurare un dialogo da persone civili e corrette è quello che indica la maturità di entrambi, genitori e figli.
      Poi, ci sono i casi in cui una delle due parti per motivi suoi non vuol ascoltare o interagire ma sono casi particolari. Nella maggioranza dei casa si può fare anche se costa fatica e sudore. Per questo si impara! Anche come genitore.

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    3. Assolutamente vero Patri. È duro e costa fatica ma è l'unica strada. Purtroppo non sempre accade.

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    4. Ciao Patricia e ciao Massimiliano, che bella questa chiacchierata, vi ringrazio!
      Spero di non essere passata per quella che crede di aver la verità in tasca. Io non ho certezza di nulla, anzi, forse, l'unica certezza che ho è di non aver certezze :)) Però, l'idea che i figli ci scelgano - e qui ci infiliamo in un ambito che tocca inevitabilmente temi imponderabili, come il karma e la reincarnazione - in passato (e ancora oggi) mi ha permesso di guardare in modo diverso alla relazione con loro. E concordo appieno con ciò che dici, Patricia, cioè che, prima di tutto, prima di rivestirli di un ruolo ben preciso, i nostri figli sono persone autonome con cui dobbiamo aprirci al dialogo.
      Insomma, diciamola tutta: non è facile stare al mondo, anzi è un gran casino :D e chi si cimenta crescendo/educando un figlio, che sia il proprio o di un altro, si è scelto una missione bella tosta! Ma è anche stupenda, un'impareggiabile occasione di crescita!
      Massimiliano, guarda, andrò senz'altro e con grande piacere a leggere i tuoi post e ti ringrazio di avermeli proposti, lo farò a breve. Intanto, saluto entrambi: ciao, ragazzi! ^_^

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    5. E' un gran casino stare al mondo! Concordo! E lo diventa ogni giorno di più.
      Così come diventa ogni giorno sempre più complicato rapportarsi coi figli perchè tutto procede a velocità supersonica e non sempre si riesce a stare dietro a tutto.
      Non che fosse semplice una volta ma c'erano meno stimoli di quelli che abbiamo oggi. Web? Internet? C'era la cinghia magari in certi casi. Quasi sempre un padre che comandava moglie e figli. La libertà che hanno oggi i nostri ragazzi forse la si otteneva sposandosi.
      Una vita senza figli però, nonostante tutto, non la concepirei. Non saranno più il bastone della vecchiaia come dievano i miei nonni a proposito dei loro figli, ma restano il futuro loro e nostro. Se le basi sono buone, potrebbe anche esserci un buon futuro.
      Buon weekend

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    6. Ciao Clementina, assolutamente no, anzi, hai sottolineato e ampliato un discorso che è alla base di ogni tipo di approccio con i bambini e i ragazzi: molto spesso sono loro che hanno da insegnare e ci permettono di allargare la nostra visione. Rientra tutto nelle dinamiche di una comunicazione efficace. Ti ringrazio nuovamente per aver aggiunto "carne al fuoco". Se leggerai gli altri post che ti ho indicato mi renderai felice.
      Un salutone.

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    7. La Patri, la saggia Patricia. Vero, il mondo sta cambiando, quelli che devono stare al passo siamo noi un po'... agè, diciamo così.

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    8. Agè???? No entiendo! No comprendo! Solo ieri ne ho compiuti 12!!!! ahahahahahahh

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    9. Hahahhahahaha ma parlavo di meeee, ovviamente (belin che gaffe 😄😄😄).

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    10. Va beh... per questa volta ti perdono 😊😊😊😊

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  11. Mi è piaciuto molto questo post. Credo che la frase "modo virtuale dove tutto si muove così velocemente da aver creato il fenomeno paradossale dell'immobilismo etico" sia una descrizione perfetta del momento che stiamo vivendo.

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    1. Ciao Silvia, hai toccato quello che penso il vero tasto dolente. Non ho voluto calcare la mano perché un post di un blogghetto come il mio non può che essere leggero, ma l'affermazione che hai letto e riportato è esattamente il grande male che identifico. Lo ritroviamo nelle relazioni umane, nella politica, in tutto.

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  12. Essere genitori oggi è più difficile che mai, parlo per intuito visto che non ho figli, però ho dei nipoti e con loro ho visto che spesso più che parlare serve l'esempio, serve essere coerenti e scegliere e spiegare il perché di quelle scelte. Penso serva anche dare delle regole ed essere fermi su questo, però le regole bisogna spiegarle e cercare di condividerle. Certo non è sicuramente facile e non è detto che funzioni sempre...

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    1. Ciao Giulia, non credo affatto che sia indispensabile avere o non avere figli per compredere certe cose. Il valore aggiunto è la capacità di riflettere sulle cose, il coraggio di mettersi in discussione, la voglia di entrare in relazione con l'altro diverso da me. Sono cose che credo a te non manchino, proprio no.

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  13. Ciao Max, come mi succede spesso leggendo i tuoi post, trovo le tue riflessioni assolutamente condivisibili, anche perché, a differenza delle sentenze dei "guru" a cui accenni nel finale, contengono più domande che risposte, ed avendo come unico dogma il dubbio capirai che questo modo di esporre i propri pensieri è musica per le mie orecchie. Sono un po' di fretta, con più tempo a disposizione conto di ripassare da queste parti e tornare sull'argomento, perché mi interessa molto. Buon fine settimana.

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    1. Ciao Robi, ti ringrazio Sai della grande stima che ho nei tuoi confronti. Portentoso scrittore. A presto, ti aspetto.

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  14. Ciao Massimiliano, come non condividere il tuo post?
    Premetto che non ho figli miei per scelta, però sono una madre affidataria sempre per scelta.
    Questi ragazzi (parlo in generale) sono ogni giorno bersagliati da stimoli non sempre positivi, hanno bisogno di punti di riferimento stabili, di regole, di sicurezza, di limiti da non superare e di amore. Hanno bisogno di crescere con consapevolmente e di essere educati alla responsabilità.
    Come hai detto te: cosa me ne frega se firma petizioni a destra e sinistra, se manifesta contro la mafia se poi prende a calci il cane o il compagno di classe?
    Facciamo in modo che questi ragazzi crescendo non restino tali ma diventino uomini e donne, che da figli diventino persone adulte.
    Buon fine settimana!

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    1. Ciao Ofelia, sì è così. La strada è lunga e difficile. Come ho già detto non è nemmeno un problema legato all'essere o meno genitori. Ognuno di noi ha un ruolo educativo, persino pedagogico. Piccola parentesi, ho amici che sono genitori affidatari, complimenti, è una cosa molto bella.

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  15. Ciao massy bellissimo post complimenti.
    Io non ho figli, ma credo che essere
    genitori sia una cosa assai complicata,sempre che lo si voglia fare al meglio, in modo costruttivo.
    Non esiste una ricetta giusta che valga per tutti...come hai scritto anche tu l'unico modo è mettersi veramente in gioco....ascoltare i propri figli stare con loro e, attraverso l'esempio, accompagnarli nelle scelte senza condizionamenti, per quanto possibile.
    Aiutare i propri figli a sviluppare uno spirito critico e proprie opinioni, nel rispetto di se stessi e degli altri....

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    1. Ciao Francy, grazie. Tu sai molte cose perché spesso ne abbiamo parlato. Non ci sono ricette e nemmeno soluzioni facili. Possiamo soltanto andare avanti cercando di fare del nostro meglio e quello che possiamo.

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  16. Io sono sempre stata convinta che l'unica cosa che conti davvero é l'amore per i figli, il resto viene da sè... ed è un vero oiacere leggerti 😀

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    1. Ciao Giulia, ti ringrazio tantissimo. Quello che dici è vero, addirittura è la condizione di base. Grazie per i complimenti che mi prendo con gioia.

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  17. Che grande saggezza Massimiliano, quante verità buttate in faccia e parecchie sono manrovesci che fanno pure male, ma purtroppo è così. Questa è la verità .
    Commentare ancore il tuo post, sarebbe rovinarlo..dico solo che il mestiere del genitore sta diventando sempre più arduo.
    Un bacio enorme

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    1. Ciao Nella, ti ringrazio. Il mestiere del genitore è veramente un casino, è vero. Devo dire che un ruolo fondamentale lo hanno anche coloro che non sono direttamente genitori, coloro che vivono il mondo come una cosa bella, che parlano d'Arte, di musica, di libri, di cinema, quella parte fondamentale di persone che ci racconta del bello che c'è da scoprire. Anzi, forse sono proprio queste persone che danno speranza a tutti quei ragazzi che non hanno il giusto esempio da seguire.
      Ti mando un bacione e spero di trovarti bene.

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  18. Anche io sono completamente d'accordo. La tua frase "Zzo me ne frega di avere un figlio che si commuove per i terremotati se poi si comporta come uno stronzo con gli amici o i vicini di casa" non è affatto un luogo comune come dubiti qualche riga dopo. É proprio così! Siamo al punto in cui molta gente crede che mostrare il proprio senso civico è una questione di "mi piace" sulla pagina facebook della solidarietà a qualcuno, è inviare l'sms che dona automaticamente un euro ai terremotati e così via. Intendiamoci: anche questi gesti virtuali vanno bene, ma sono del tutto inutili se non sono supportati da comportamenti materiali analoghi.

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    1. Ciao Ariano, ero sicuro di trovarti d'accordo, in questi 2 anni di blogging, e da quando ti seguo, ho visto che sei un uomo e un padre che si interroga sulle cose fondamentali della vita. Ti ringrazio tanto.

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  19. Parla come agisci e dimostra ciò che pensi, non esiste altro modo di insegnare ai figli. Concorde al 100%, come al solito. Grande Max

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    1. Ciao Nadia, grazie. Sbagliando, tentando, ma è l'unico modo. Poi, per l'amor di Dio, si può anche rivedere e modificare la personale opinione in base a ciò che i nostri figli hanno da insegnarci.

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  20. Ciao, Max, ho appena letto il post di Marina e ho proprio lasciato un commento sulla costruzione dello spirito critico, che noi abbiamo potuto fare, nel bene e nel male, quando ancora non esisteva questo diluvio di informazioni a sommergerci. Come dici tu, è sempre l'esempio concreto a valere: è inutile fare il ganzo sui social se poi non aiuti la mamma a lavare i piatti. I figli devono capire che non sono meno "uomini" se danno una mano al prossimo... anzi, lo sono di più!

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    1. Ciao Cristina, intanto grazie per aver voluto lasciare un tuo contributo.
      È proprio così, c'è poco da fare, noi dobbiamo dare l'esempio, ma i ragazzi debbono necessariamente essere abituati a FARE più che a dire o a immaginare senza concretizzare.

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  21. Caro Massimiliano, eccomi da te come promesso nel commento del mio blog, vedo che ai un blog molto interessante, forse troppo per le mie possibile e capacità, ma sai io non mi arrendo mai per ora lascio il mio caloroso saluto.
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ciao Tomaso, ti ringrazio per essere qui. Leggo sempre i tuoi commenti sul blog della Patri e di altre amiche blogger.
      Il mio è un blogghetto da niente, soltanto racconti e sciocchezzuole di uno scribacchino improvvisato.
      Sei molto gentile e ti ringrazio. Non commento mai da te ma passo a guardare le foto degli alpini, da buon genovese con origini Friulane non posso che amare quel Corpo meraviglioso.

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  22. Ecco che per commentare mi hai "costretto" a leggere ben 2 post, e non così "leggeri", me la segno! :D

    Non sono padre, ma sono già preoccupato.
    Ho visto crescere i miei cugini, sto vedendo crescere i miei "nipoti" figli di amici e la domanda è sempre la stessa: come farò quando toccherà a me?
    Tu dici: il lavoro del genitore è difficile, e non posso che concordare, e lo dico anche da figlio, giovaninfantile ma attempato :P
    Quello che desta la mia più grande preoccupazione è (e sarà) il trasmettere quei valori che tutti gli appartenenti alla nostra generazione conoscono bene (ma che alle volte applicano male, e già questo...).
    La rete, i social, sono solo la punta dell'iceberg, una manifestazione di quello che, potenzialmente, abbiamo intorno.
    Devono imparare a essere, non apparire. Capire che la quantità non è poi così tanto meglio della qualità. Il tutto con le dovute eccezioni, ma vagliele a spiegare :D
    Però...
    L'essere umano, per natura e istinto, non è fiducioso, deve toccare con mano.
    Non importa che le persone più importanti della tua vita (te l'hanno data e spesso minacciano di spegnertela :P) ti dicano "non toccare, scotta"... oh, se non ti bruci, non lo capisci.
    quando si digitava di meno e si parlava di più, ci si sbucciava le ginocchia pur stando attenti a non cadere, alle feste c'era l'alcool ma non era il fulcro del festeggiamento, e si potrebbe andare avanti per ore.
    L'unica cosa che si può fare, da genitore ma anche da contemporaneo, è e sarà adattarsi alla situazione con intelligenza (che è una costante del mondo, ma la popolazione è sempre in aumento) e furbizia, in modo da poter fornire davvero tutti gli strumenti per una vita serena.
    Per la serie: "ecco, questo è quello di cui hai bisogno, ora prova da solo... e se non sai come andare avanti, prima riprova da solo e poi magari ricordati che qui c'è tuo padre, e ci sarà sempre per te."

    Per evitare di asciugare lacrimoni, concludo con una massima (non so se sia proprio un detto della zona, ma tant'è) che un'infermiera della nursery disse alla mia mamma: i bimbi, appena nati sono così belli e paffuti che vorresti stroppicciarli e mangiarteli di baci, una volta cresciuti ti penti di non averlo fatto" ;)

    PS: ti rendi conto che hai "scippato" tutto questo romanticismo al mio prossimo potenziale commento da Marina? Poi te la vedi tu con lei, eh!

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    1. Caro Paolo, a l'è 'ncasin, come diciamo a zena. Ci rimane soltanto la speranza di possedere ancora quel barlume di consapevolezza in modo da riuscire a trasmettere a chi dipende da noi gli strumenti giusti. Non è un valore aggiunto essere genitori, ci sono persone che sarebbe meglio non figliassero come ce ne sono che è stato meglio non abbiano avuto figli, il valore è la capacità di essere intelletualmente onesti, l'unico modo che si ha per trasmettere qualcosa a qualcuno in maniera onesta e limpida.
      Sono contento, molto, che tu sia passato da queste parti.
      Un abbraccio

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    2. Lo stimolo verso la curiosità deve essere una prerogativa dell'insegnamento, uno strumento utile a far sì, come dicevi anche tu, che i cuccioli vengano spinti a domandarsi sempre le motivazioni dei comportamenti che vedono attorno a loro, a partire proprio dai nostri: onesta è trasparenza sì, ma anche il libero arbitrio della fantasia. Essì, l'è 'ncasin :D
      Il dado è stato benevolo :P e io sono passato con il consueto piacere.
      Un abbraccio a te ;)

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    3. Grazie Paolo. In merito al discorso fantasia si potrebbe aprire un capitolo nuovo. Pratica e predisposizione da coltivare e incentivare. Ottima osservazione.

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