scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ********************************************************************************************** USQUE AD FINEM

venerdì 30 giugno 2017

Insieme raccontiamo edizione 22


Nuovo appuntamento con il gioco di Patricia Moll.
Patricia lancia un incipit e noi proseguiamo. Limite di trecento parole e nessun limite alla fantasia e alla voglia di divertirsi.
QUI il link di lancio per questa 22ª edizione.


Questa volta mi butto a capofitto nel caxxeggio più puro. Spero di strapparvi un sorriso. Io mi sono senz'altro divertito a giocare con le parole attribuendo significati a concetti che faranno arricciare il naso ai puristi della matematica. Ovviamente lo scopo è giocare e raccontare: insieme raccontiamo no? Lasciatemi scherzare un po' e fatemi passare la "licenza...  poetica".

L'incipit di Patricia


Si sedette sul divano col personal sulle ginocchia.
Finalmente un po' di pace. Nessuno tra i piedi, silenzio, la coca fresca accanto e..... pace, appunto!
Però qualcosa non andava. Lo schermo del pc pareva  vivere di vita propria. Prima  di uno strano colore rossastro, ora era pieno di stringhe di codice che continuavano a scorrerle davanti agli occhi senza fermarsi. E non lo aveva ancora acceso.
Improvvisamente, parole di senso compiuto comparvero in mezzo alle stringhe insieme ad un brontolio strano che parve uscire dallo schermo. Parole incomprensibili..… come se fossero in un’altra lingua.
Si avvicinò al monitor per leggere ed ascoltare meglio e…

Il mio finale

Una vera esplosione di luci e suoni cacofonici fece indietreggiare con violenza il povero ragazzo. Si portò le mani alle orecchie e nascose il volto tra le ginocchia facendo cadere a terra il personal (le lezioni di ginnastica artistica pagate da mamma e papà tornavano sempre utili).
Poi il silenzio.
Nuovamente immagini e frame a velocità incredibile, ipnotiche.
Il silenzio fu rotto da una voce cavernosa, a tratti crudele, la sensazione che venisse dalle profondità di una caverna era avvalorata dal rumore amplificato e  liquido di acqua che scorre lungo le pareti e di occasionali gocce che cadono.
«Sono il Dio della solitudine! Il custode delle anime che si sfiorano ma che non si incontrano mai! IO SONO ASINTOTO, e tu sei entrato nel mio regno. Inchinati».
Il ragazzo fece per controbattere, poi una forza primigenia lo spinse alla sottomissione. Chino e umile offrì in dono al Dio le sue patatine Pringles, le sue barrette di cioccolata.
«Ti offro la mia solitudine come pegno della mia fedeltà».
Il ragazzo rimase sorpreso dal suo stesso eloquio. Non parlava così, non aveva MAI parlato così.
«E fai bene! Perché io sono ASINTOTO!»
Il giovane aprì la bocca esprimendo la sua adorazione con un mugolio, infilò un dito nella narice destra e prese a esplorare con passione. Un rivolo di saliva colava dall'angolo della bocca.
RRIIIIIIIINNNNGGGGGGG
La maledetta sveglia, la stramaledetta sveglia. Il ragazzo si portò una mano sugli occhi, il sole del mattino aveva già inondato la stanza. "che sogno strano", pensò. "Che senso di solitudine angosciante". Andò verso il PC che si era dimenticato di spegnere la sera prima e lo guardò a lungo prima di decidersi a premere il tasto che lo avrebbe messo a riposo.
Prese in mano il cellulare. Avrebbe chiamato Diego, avrebbe accettato l'invito per quella gita sui monti liguri in programma per oggi insieme a tutti gli amici. Finalmente. Erano mesi che non usciva di casa.
Ma nel regno della solitudine il Dio preparava la sua vendetta.
HAHAHAHAHAHAHAHA GHAAAAAAA



© 2017 di Massimiliano Riccardi

domenica 18 giugno 2017

Storie di gatti - quando la solidarietà si trasforma in azione


È molto raro che io presenti libri nel mio blog, questa volta è con vero piacere che offro alla vostra attenzione una raccolta di racconti, 24 racconti per l'esattezza.
Tutti scritti da autori che hanno voluto regalare un piccolo sogno di speranza alle vittime del terremoto del 2016. Ogni contributo è stato offerto gratuitamente, ogni singolo autore ha partecipato con negli occhi e nell'anima le immagini di quella catastrofe immane. Lo spirito mosso però dalla convinzione che

STORIE DI GATTI
Questo è il titolo della raccolta. Sono tutti racconti che parlano d'amore e di speranza. I protagonisti sono i gatti, i loro amici umani fanno da sfondo.
Chi ha scritto lo ha fatto seguendo l'estro personale e lo stile che lo caratterizza.
Io mi sono molto emozionato e conserverò nel cuore l'esperienza di questa lettura


Questa è la lista di tutti coloro che hanno partecipato sotto varie forme all'iniziativa:
Anna D'Alessio, Anna Maria Fabbri, Anna Lelli Mami, Barbara Businaro, Corinna Campanella, Daniele Imperi, Daniele Savi, Deborah Leonardi, Elisa Riddo, Emma Frignani, Gaspare Burgio, Giulia Mancini, Giuseppe De Micheli, Gloria Maria Magnolo, Licia Luisetto, Lucia Cabello, Marco Stabile, Maria Beatrice Venanzi, Michele Scarparo,Paolo Forte, Sandra Faè, Sandra Buttafava, Sara Gavioli, Serena Bianca De Matteis, Silvia Algerino, Stefania Lai, Tiziana Balestro, Velma J.Starling.

L'incasso delle vendite sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana.

La raccolta ha il patrocinio dei comuni di Amatrice e Accumoli.


à QUI e QUI trovate alcuni siti dove trovare il libro (per i meno esperti basta cliccare sui vari QUI)

Propongo adesso alcuni incipit o frasi che mi hanno colpito. Preferisco offrirvi una panoramica di ciò che troverete piuttosto che annoiarvi con mie considerazioni personali che non possono che essere, ovviamente, entusiastiche. 
La scoperta del titolo dei singoli racconti la lascio a voi e alla vostra curiosità.

"In principio erano cani, lupi e un terremoto. Ora sono gatti e molti più amici."
SANDRA FAÈ

"… Il dopo terremoto come il dopo dei tanti disastri più o meno personali che
hanno colpito la mia vita come quella di tutti. E adesso gli amici gatti sono qui, in questo libro, per portare la stessa gioia a tutti quelli che lo vorranno leggere."
MICHELE SCARPARO

"Il suo nome era Scarlett ed era la rossa più maledettamente sexy che io avessi mai visto."
SANDRA BUTTAFAVA

"… Anche il bicchiere scivolò a terra, formando sul parquet una pozza rosso scuro impreziosita da alcune schegge di vetro…"
EMMA FRIGNANI

"Sto dando la caccia a un pettirosso. La coda dritta e i baffi che vibrano, pregusto il brivido del salto."
MARIA BEATRICE VENANZI

"… Da un piccolo anfratto creatosi tra i detriti fece capolino la testa di un grasso gatto persiano, il pelo folto e rossiccio. Altri calcinacci si smossero …"
DANIELE SAVI

"… Furono le uniche parole che Francesco urlò al fratello subito dopo i funerali in paese. Il terremoto aveva mietuto le sue vittime e la loro mamma non era l’unica della lista…"
TIZIANA BALESTRO

"Oggi sono nervoso.
Provo disagio, mi fanno male le ossa, ho fame e c’è un freddo insopportabile.
Questa strana atmosfera mi mette paura, non mi vergogno a dirlo."
PAOLO FORTE

"… Si tirò su a sedere e finì sul pavimento. Rotolò più volte, come se la casa fosse inclinata. Crepitii, rombi, boati si diffusero intorno e il bambino strillò, terrorizzato, mentre attorno a lui tutto crollava …"
DANIELE IMPERI

"Erano le otto di un mattino pieno di sole, la sveglia aveva già suonato diverse volte ma Vincenzo non aveva voglia di alzarsi."
GIULIA MANCINI

"… Glielo dicevano tutti i suoi sensi, mentre vagava per i campi immersi nel buio. E i sensi di un gatto randagio non sbagliano mai …"
CORINNA CAMPANELLA

"Fin dal primo istante ho capito che era Lui: Lui che mi avrebbe voluta, amata. Lui che dovevo ammaliare, irretire, convincere."
GLORIA MARIA MAGNOLO

"… In quel tempo ero solo un bambino, il più giovane dei monaci nel monastero di cui il santo Benedetto era abate …"
ANNA D'ALESSIO

"… No, umano, questo tono minaccioso non mi piace per niente, ti avviso; vedi di… ehi, per caso quello è cibo? …
DEBORAH LEONARDI

"Romeo, soriano con un occhio grigio e uno verde, la coda mozzata e le zampe troppo lunghe, era egoista. O, per lo meno, così dicevano tutti …"
LUCIA CABELLA

"I gatti lo sanno, glielo diceva sempre sua nonna, quando era piccolo ma, crescendo, l’aveva dimenticato. I gatti, diceva, vedono cose che gli uomini non vedono e sentono, anche."
LICIA LUISETTO

"Sono Buck Micio Mao, il Gatto Ufficiale di Bordo -modestamente - …"
GIUSEPPE DE MICHELI

"Carissimo nipote,
MiAO piace l’idea di scriverti questa lettera per darti qualche dritta."
ANNA LELLI MAMI

"La porta si aprì con uno schianto, spegnendo in un amen tutti gli schiamazzi e i rumori tipici di quell’ora. Due cupi figuri fecero il loro ingresso …"
MARCO STABILE

"Il gruppo degli audaci entrò nella casa diroccata, tagliando di sbieco le tenebre con la luce delle torce elettriche."
GASPARE BURGIO

"Simba sapeva di essere Simba, eccome se lo sapeva. Sapeva anche di essere il nostro Sfigatto."
BARBARA BUSINARO

"… La mia coda! L’urlo mentale fu talmente forte che Rhett balzò in piedi. Rossella continuava a guardarsi. La scarica di adrenalina fece sparire gli ultimi effetti dell’anestesia. Come può essere successo? Come, COME? …"
VELMA J. STARLING

"Gatto Bià amava starsene disteso vicino al molo, a osservare i pescatori riportare il bottino rubato al mare."
STEFANIA LAI

"La natura germogliava e colorava i prati, la vita brulicava industriosa dopo il letargo invernale."
ANNA MARIA FABBRI

"Donna Maria si stringe le mani: le dita sono ali secche di pipistrello, le nocche gonfie, le unghie artigli di chi non è più in grado di prendersene cura da solo. Borbotta un ronzio di preghiere, …"
SILVIA ALGERINO

"Frankie era brutto.
Non un brutto interessante o un brutto spiritoso o postmoderno, tipo certi quadri che sembrano brutti, ma se te li spiega uno che ne capisce diventano belli. No, era proprio brutto e puzzava anche un po’."
SERENA BIANCA DE MATTEIS

Cosa dire … COMPRATELO. Ne vale la pena.

venerdì 9 giugno 2017

Accendere una candela è meglio che maledire l'oscurità. Scelte


Leggendo il post di Marina Guarneri, che trovate QUI, mi sono sentito coinvolto. Ovvio, l'argomento figli, scelte, prese di posizione, mi tocca.
La lettura, oltre ad averla gradita, ha scatenato tutta una serie di considerazioni accessorie al punto che mi è venuta voglia di buttare giù due righe 😄😄😄 
Ovviamente sempre all'insegna dell'ironia, lungi da me prendere troppo sul serio le mie elucubrazioni
Probabilmente l'unico grande lascito che possiamo donare ai nostri figli è la forza morale di operare delle scelte. Razionali, coraggiose, oneste. Ovviamente tutto ciò prevede un duro lavoro di sostegno per permettere alla personalità dei nostri "cuccioli" di evolversi, svilupparsi, esplodere. Lo stile di vita moderno non aiuta. I filtri, la mediazione, sono tutte cose affidate in massima parte a ciò che attiene al virtuale.
Miliardi di immagini, di situazioni, colpiscono la mente di quelli che vengono definiti i"nativi digitali". Quando un concetto o un valore non è vissuto o elaborato profondamente si trasforma in una delle tante informazioni che attengono all'immaginario collettivo, ma senza sviluppo pratico. Oggi, più che mai, il lavoro del genitore è difficile. Sopratutto per noi che abbiamo dai quarant'anni in su. Siamo la generazione di mezzo tra coloro che sono usciti dalla seconda guerra mondiale e questo modo virtuale dove tutto si muove così velocemente da aver creato il fenomeno paradossale dell'immobilismo etico.
Mi vengono in mente le masse di idioti sapienti che dietro la protezione di un monitor pontificano, giudicano, colpiscono. Tutte persone istruite, addirittura colte, che spesso hanno una vita fatta di relazioni sociali quasi inesistenti, frammentarie, disorganizzate. Con orgasmi stimolati dalla digitopressione compulsiva sulla tastiera. Ma questo è un altro discorso.
Cosa significa scegliere? È soltanto formarsi delle opinioni scegliendo tra la grande massa di informazioni che i media ci forniscono? È identificare tra ciò che la grande informazione ci propone come più consono al nostro bagaglio di studi e di letture e quindi attinente al nostro corpus culturale?
Sì, possiamo affermare che spesso si tratta di questo. Dovrebbe bastare no? Sono cresciuto con dei principi, ascolto, valuto, mi formo una mia opinione, la esprimo. Tutto a posto no?
Un corno tutto a posto. Ci vuole, ci deve essere, una corrispondenza nella pratica quotidiana. Il pensiero si deve trasformare in azione. Le scelte, come i valori, devono rispecchiarsi nei nostri atti quotidiani. Ai nostri ragazzi va data la possibilità di studiare, di accrescere il bagaglio culturale, di sviluppare uno spirito critico, di essere in grado di riconoscere il barlume di vero dalla grande massa di cose verosimili. Devono imparare a essere. Ma tutto deve trasformarsi in energia cinetica. Tutto. A quel punto, della parola, preso atto dell'etimologia, mi interessa che si trasformi in eziologia di una grave forma di malanno: libertà e azione. Pratica quotidiana dello spirito indipendente, moto a luogo dei principi. Partecipazione e coinvolgimento fattivo. Come? Con la condotta quotidiana, con la costante capacità di ricercare il modo migliore di fare le cose a scuola, nel lavoro, in famiglia.
Zzo me ne frega di avere un figlio che si commuove per i terremotati se poi si comporta come uno stronzo con gli amici o i vicini di casa. Che si attiva con post sui social solidarizzando con gli immigrati se non aiuta la mamma a lavare i piatti. 'Nporta una sega che sia sostenitore di tutte le associazioni animaliste del mondo se quando incontra la vecchietta del terzo piano non la saluta nemmeno o non si offre di portarle la borsa della spesa. 

La butto sul ridere, ovvio. Esagero. Chi mi legge spesso sa che non riesco ad essere serio per più di due paragrafi.
Probabilmente ho raccolto in poche righe una tale massa di luoghi comuni da bastare per una vita intera.
Credo che un genitore debba compiere un grosso lavoro per incrinare a picconate quello schermo, quella bolla virtuale fatta di avvenimenti vomitati a milioni ogni singolo giorno, Avvenimenti che coinvolgono a livello percettivo, così pressanti e ripetuti da diventare però ipnotici. Alla fine si rimane immobili, spettatori di un mondo che incalza, ma noi fermi, passivi. Capaci di espressioni di sdegno o di compiacimento con il tempo di andare a pisciare tra una pubblicità e un'altra, con il tempo e la libertà di andarci a prendere un panino in attesa di una risposta su un post di facebook o un commento su "uozzap".
Insegnare ai nostri figli a coltivare i rapporti umani, a essere costruttivi in ambito scolastico e lavorativo, a muovere ogni tanto il culo invece che stare a fare soltanto chiacchiere. Ma i genitori devono esserci, non soltanto come procacciatori di vitto e alloggio, o compagni di gioco. Devono far sentire la presenza costante, anche a costo di sacrifici. Il dialogo deve essere continuo, significativo, aperto. Sopratutto ci vogliono gli esempi. Questa è la mission del terzo millennio. Tutte cose che sino a qualche decennio fa erano la normalità.
Come diceva qualcuno bisogna odiare gli indifferenti, è necessario essere partigiani. Ma un partigiano muove le chiappette sante, dà il buon esempio, agisce, non si limita alle attestazioni di principio. Non è possibile limitarsi a scrivere come schizofrenici editti sul giusto o l'ingiusto. Spacciatori di pensieri che ingannano con l'estensione per nascondere la mancanza di profondità.
La speranza è che i nostri "figliuoli" possano quindi utilizzare il grande dono della tecnologia e della rete con sapienza e divertimento. Divertimento e consapevolezza.
Leggere le declamazioni dei vari guru, con spirito leggero, le affermazioni dei nichilisti della domenica con il sorriso, ascoltare le concioni dei pluri mega super coltissimi et sapientissimi intellettuali da "circolo dei solitari avulsi dalla vita vera" con tenerezza. 


Adesso che vi ho rosolato, oppure se siete vegani scaramellato, le palle, lascio a tutti voi un segno della mia stima, siate certi che dopo la lettura di questo post non dovrete mai più dare prova del vostro coraggio. 
Qui sotto una bella canzone dei tempi andati, di quando si digitava di meno e si parlava di più


© 2017 di Massimiliano Riccardi

martedì 30 maggio 2017

Insieme raccontiamo 21. Alle volte la speranza è un palloncino colorato


Nuovo appuntamento con Insiemeraccontiamo. Appuntamento 21°
Come sapete Patricia Moll lancia un incipit e noi partecipanti proseguiamo in base all'estro del momento e in base ai nostri gusti. Tutto nell'arco di 300 parole, la difficoltà del gioco consiste in questo.

Partecipo con gioia. Sull'onda dell'emozione, ma con gioia.


L'incipit di Patricia

Stava affettando la cipolla per il ragù. La radio accesa a tenerle compagnia. Canticchiava sottovoce così come era capace, stonata e storpiando le parole inglesi.
Quasi a tradimento, dopo il mitico Elvis e il suo IN THE GHETTO, nell’aria si diffuse la voce roca e potente, inconfondibile, di Louis Armstrong.
Le note e le parole di WHAT A WONDERFUL WORLD entrarono nella cucina e dentro di lei.
Si fermò col coltello a mezz’aria come colpita da un pugno.
Come è bello il mondo… ma era bello davvero?

Il mio finale

Per un attimo il viso fu scosso da un tremito. Abbassò le mani. Lo sguardo corse sui lividi già vecchi che tinteggiavano di giallo la pelle delle sue braccia.
La radio continuava crudele. Di nuovo Elvis:
" Like a river flows
Surely to the sea
Darling, so it goes
Some things are meant to be…"
Già,
... come un fiume che scorre sicuro verso il mare. Dolcezza, funziona così
Certe cose sono destinate. Prendi la mia mano, prendi anche tutta la mia vita
perché non posso evitare di amarti...
Belle parole, purtroppo la sua vita era stata presa, ma non come cantava Elvis.
Guardò il suo bambino che disegnava tranquillo seduto al tavolino costruito dal nonno. Palloncini colorati ornavano i bordi. Non alzava mai lo sguardo quando era nel suo mondo di fantasia.
Erano fuggiti da quella casa con indosso soltanto una camicia da notte e un pigiamino. Alle spalle le urla del marito. 
Il tassista non aveva proferito parola mentre dallo specchietto guardava il suo viso tumefatto. Ricordava di aver sostenuto quegli sguardi, non era lei a doversi vergognare. Così come non aveva detto nulla il suo vecchio padre che l'aveva accolta. Un padre non ha mai bisogno di troppe parole, può solo esserci, sempre.
Altre note riempivano il vuoto. Si avvicinò al suo piccolo uomo. Gli accarezzò i capelli e si chinò a baciargli il capo.
Poteva ricominciare. Doveva ricominciare. Per lui. Lontano da tutto quel male, da quei gesti e quelle parole che feriscono.

Si lasciò trasportare dalle parole e dal Blues di Nina Simone. Nonostante alcune lacrime prepotenti e il nodo alla gola, sorrise. Tutto sommato il mondo poteva essere bello, davvero.




© 2017 di Massimiliano Riccardi

sabato 20 maggio 2017

Edgar Allan Poe - Quando l'inquietudine e il tormento si trasformano in arte


Voglio riproporre e riprendere un vecchio post pubblicato nel 2015 agli inizi del blog. Credo meriti, non fosse altro per il protagonista dell'articolo: Edgar Allan Poe.
Gli amanti della letteratura conoscono sicuramente questo grande scrittore, poeta e novellista americano. Chi non lo ha mai letto può comunque averlo incidentalmente incontrato attraverso le numerose riduzioni cinematografiche dei suoi racconti dell'orrore tanto in voga negli anni '60 spesso interpretate dal grande Vincent Price. Per non parlare dei cortometraggi, dei telefilm, delle serie tv, in questo caso superiamo  i 150 liberi adattamenti.
Voglio riassumere brevemente gli aspetti fondamentali della vita di questo personaggio che amo molto, senza alcuna pretesa da biografo improvvisato. Desidero soltanto mettere in evidenza una delle figure più emblematiche che hanno caratterizzato la passione per la letteratura della mia giovinezza. Diciamo che si tratta di un atto d'amore, sic et simpliciter.
Edgar Allan Poe, come dicevamo, fu un uomo inquieto, tormentato, vittima di se stesso e di un'epoca puritana che lo mantenne sempre ai margini, letto con interesse pruriginoso ma mai apertamente apprezzato. Ci volle il grande Charles Baudelaire, primo traduttore delle sue opere e ammiratore in Europa, perché questo immenso scrittore fosse conosciuto a livello mondiale. Altri artisti contemporanei di Poe, o di epoche immediatamente successive, trassero ispirazione dalla sua arte: Mallarmé (che divenne uno studioso di Poe); Jules Verne; lo scrittore e critico letterario giapponese Taro Hirai che addirittura assunse lo pseudonimo di Ranpo Edogawa versione fonetica anagrammata del nome di Poe; Lovecraft.
Il suo stile gotico produsse anche quella che può considerarsi la matrice primaria della letteratura gialla e poliziesca. Addirittura considerato precursore del metodo deduttivo che caratterizzò personaggi letterari della caratura di Sherlock Holmes.
Edgar (Allan) Poe nasce a Boston nel 1809, figlio di una coppia di attori girovaghi in perenni difficoltà economiche.
I primi anni della vita di Poe furono caratterizzati dalla miseria e dai disagi. Perse presto entrambi i genitori a causa della tubercolosi. Venne adottato, anche se in maniera non ufficiale, da John Allan, un ricchissimo mercante della Virginia. Successivamente la famiglia Allan si trasferì in Inghilterra, questo permise al giovanissimo Poe di accedere a studi regolari, rivelandosi immediatamente un lettore compulsivo e uno sfrenato amante della poesia e della musica.
Nel 1821  ritornò negli Stati uniti e frequentò l'Accademia di Richmond da cui venne cacciato nel 1825 a causa delle sue numerose intemperanze. Gli anni della gioventù furono caratterizzati da uno stile di vita dissipato, dal gioco d'azzardo, dal bere, dagli amori femminili tumultuosi. Fu decisivo l'anno 1826: la rottura con il padre adottivo, che si rifiutò di corrispondere ai debiti di gioco contratti da Poe durante il percorso formativo all'università della Virginia, portò al trasferimento a Boston dove pubblicò a sue spese "Tamerlano e altre poesie" che gli conferì  una prima fama.
Gli anni dal 1827 al 1932 sono poco documentati. Poe si arruola nell'esercito raggiungendo il grado di sergente maggiore, poi, in virtù del suo percorso scolastico, riesce a entrare all'accademia militare di West Point, ma anche in quel caso viene espulso per il poco rispetto della disciplina militare.
Intraprende la carriera giornalistica come redattore del "Gentleman's Magazine", pubblica articoli sull'"Evening Mirror", pubblica a puntate, su vari giornali, la maggior parte dei racconti che conosciamo. Tra alti e bassi, più bassi a dire il vero, la carriera di Poe prosegue offrendoci una vastissima produzione distribuita tra racconti, racconti brevi, poesie (ad esempio The Raven-Il corvo), romanzi. Tutte le sue opere sono pregne di riferimenti di volta in volta shakespeariani, di stampo metafisico, legati all'occultismo, cosmologici.
Tra i romanzi citiamo "Storia di Arthur Gordon Pym", "Il diario di Julius Rodman".  Racconti memorabili come: I delitti della Rue Morgue; Il mistero di Marie Roget; La lettera rubata; Lo scarabeo d'oro.
Significativi, e archetipi del romanzo gotico moderno, sono i racconti del terrore come: La caduta della casa degli Usher; Una discesa nel Maelström; Manoscritto trovato in una bottiglia; L'uomo finito; Mai scommettere la testa del diavolo; Ombra; Morella; Berenice; Re peste; Silenzio, e tanti altri.
Abbiamo anche la possibilità di gustarci le raccolte "Racconti del grottesco e dell'arabesco" 1840, "Racconti in prosa" 1843, "Racconti" 1845. Vasta è anche la produzione poetica e saggistica. 
Tutto l'impegno profuso e il lavoro, non portarono mai al giusto merito e all'agognata indipendenza economica.
La vita di Poe fu un susseguirsi di vicende dolorose, come la morte della giovane moglie a causa della tisi, la costante presenza di forme depressive che sfociarono addirittura in un tentativo di suicidio nel 1848.
Il vizio del gioco, l'alcolismo, la dissolutezza dei costumi, minarono la salute dell'uomo. Il culmine della vicenda umana di Edgar Allan Poe, assolutamente in linea con il personaggio, fu il ritrovamento dello scrittore in stato pre agonico in una stradina buia di Baltimora. Giorni convulsi, la città era protagonista di una movimentata e violenta campagna elettorale per nominare un rappresentante per lo Stato del Maryland al Congresso. Poe morì il 7 ottobre 1849 dopo quattro giorni di coma. Le cause della morte, attribuite a volte all'alcol piuttosto che alla sifilide o alla rabbia, non furono mai del tutto chiarite. Non fu mai eseguita un'autopsia, neppure sommaria.
Contribuì a creare un'aura di mistero il fatto che al momento del ritrovamento non indossasse vestiti suoi, addirittura di qualche taglia più grossa rispetto alla corporatura dello scrittore, e che le poche parole pronunciate prima di perdere definitivamente i sensi furono l'invocazione di un certo e mai identificato "Reynolds". Ulteriore stranezza è legata al fatto che Poe non avrebbe nemmeno dovuto trovarsi a Baltimora, in quanto atteso a Philadelphia per la revisione di un libello di poesie commissionato da una famiglia facoltosa di quella città. Viste le precarie condizioni economiche mai avrebbe rinunciato al lauto compenso per quel lavoro.
Malattia? Tumore cerebrale? Sifilide? Delitto? In questo caso probabilmente commesso da bande di reclutatori che esercitavano il "cooping", pratica criminale diffusa all'epoca per cui si rapivano ignari passanti e che, costringendoli con le minacce o dopo averli fatti ubriacare o drogare, venivano portati nei vari seggi per votare a ripetizione. Generalmente i malcapitati venivano abbandonati in qualche vicolo in stato di incoscienza.
Ancora oggi non è possibile  stabilire la verità.

Una piccola curiosità che ho scoperto, è legata alla critica feroce che Poe pubblicò sulla rivista Lady's Book nei confronti del letterato, patriota, musicista e scrittore Piero Maroncelli, compagno di sventure di Silvio Pellico allo Spielberg ed esule negli Stati Uniti, dove l'eroe del Risorgimento viene definito: " un poveraccio che arranca per le strade di New York". 


Un mistero moderno legato alla figura di Edgar Allan Poe è quello che riguarda "The toaster",  "Il brindatore". Un personaggio elegantemente vestito con il volto celato da una maschera. Ogni anno, Dal 1949 sino al 2009, la strana figura scivolava nel buio delle prime ore del mattino del 19 gennaio, giorno del compleanno di Edgar Allan Poe, compiendo una sua precisa routine: prima si versava un bicchiere di cognac e faceva un brindisi (in inglese una delle varianti del termine brindare è “toast”, da qui il suo soprannome “The Toaster”) alla memoria dello scrittore, e poi organizzava tre rose rosse in uno specifico ordine sulla pietra tombale, per poi svanire nella notte, lasciando la bottiglia di liquore mezza vuota. Nel 1993 lasciò un inquietante biglietto con scritto: "La torcia verrà passata". 

Già, la torcia verrà passata. Che significato ha questa frase? A chi verrà passata? Perché?


Non voglio approfondire. Sicuramente un virtuale passaggio del testimone è avvenuto per tutti coloro che scoprendo i suoi scritti hanno incominciato ad amare la letteratura anche grazie alle opere dell'autore dei più memorabili racconti dell'orrore, del grottesco, del mistero.



P.S.
Questo non è il genere di post cui è abituato chi mi segue abitualmente, lo dedico al blogger Nick Parisi in attesa che torni con il suo Nocturnia a trattare questo tipo di argomenti in modo sicuramente più professionale di me.

© 2017 di Massimiliano Riccardi

sabato 13 maggio 2017

Padri e figli



Tentativo di narrazione. Forse per un racconto lungo da inserire in una raccolta, oppure parte di un romanzo con attinenza in fase di progettazione. Boh, bozza nuda e cruda esposta al pubblico giudizio. Nulla di definitivo, tutto ancora da scrivere, correggere e migliorare... o cancellare.


… Riesco a immaginare la tua rabbia, ma ancora di più il tuo smarrimento. Perché di questo si tratta, in fondo. 
La violenza è spesso figlia della desolante paura di chi si sente in balia del mondo. C'è un confine, sottile ma profondissimo, che separa l'umana coscienza dall'animalesco dibattersi annichiliti dal terrore.
Dicevo di essere in grado di capire, ed è vero. Sono io stesso il risultato di quelle paure e turbamenti. Non ho dimenticato cosa significhi l'incertezza, il senso di inadeguatezza di fronte a una vita che si rivela piena di incognite.
Quando si è giovani esiste solo l'assoluto. Tutto ti schiaccia o ti esalta.
Tutto scorre, anche questo è vero. Non voglio però sminuire la questione raccontandoti che il tempo aggiusta sempre le cose.
Occasionalmente ci sentiamo come aggrappati a un masso mentre il turbinare delle acque ci passa sopra. Ci attraversa. Urliamo al cielo, non necessariamente per chiedere aiuto. Spesso semplicemente perché non vorremmo essere lì, non ci interessa nuotare e navigare quel fiume. Il desiderio di salvezza ci è estraneo. Ed è un urlo doloroso, che spacca i polmoni e risucchia i visceri, rende sordi. 
Sì, può capitare di desiderare il nulla. Non esistere. 
In questo non posso aiutarti. Io, se scaraventato sul ciglio del più profondo dei precipizi cercherei di restare aggrappato anche al più aguzzo e tagliente spunzone di roccia. Sono fatto così.
Ho osservato il tuo volto e ascoltato ciò che avevi da dire, più che fare attenzione alle accuse vomitate e alle parole dette con la bava alla bocca mi sono soffermato sul suono soffocato delle ultime sillabe, sullo scricchiolio della gola che cercava di deglutire, sulla sofferenza che c'era nelle vocali spezzate pronunciate, sul lamento monocorde e quasi impercettibile che scuoteva il mio cuore tra lo spazio dell'ultimo suono udibile e il roteare dei tuoi occhi che avrebbero voluto piangere, dire altro. C'era speranza inconfessata nei tuoi gesti. A questo mi aggrappo.
Avrei voluto abbracciarti. Non l'ho fatto. Ho lasciato vincere il tuo rifiuto. Ho scelto di essere odiato. Mi sono fatto agnello sull'altare di qualche dio bastardo che chiede sangue. Ora hai bisogno di questo? Ebbene io te lo offro. Usami come valvola di sfogo per tutta la desolazione che porti nel cuore.
Io ti sono padre. Il tuo dolore è il mio.
Non puoi capire adesso, lo so. Ora madre e padre hanno la consistenza di quella polvere maledetta che ti distrae da te stesso. Quello che non capisci è che mille volte verrai abbandonato e altre mille ritroverai quei genitori artificiali e infami che ti guardano beffardi, illusioni di benessere chimico. Oppure lo sai bene, e questo è il tuo modo per gridarci in faccia quanto siamo stati inadeguati con te. Allora che odio sia. Prenditela con me, non distruggere ciò che sei e che potrai ancora essere.
Se far parte della tua vita comporta ricevere sputi in faccia, allora ben vengano, se dare il mio nome al tuo furore è necessario per trovare una strada, fallo. Io ci sono, anche da lontano. Io ti sono padre. Ho le spalle larghe e le braccia forti, posso abbracciarti senza nemmeno toccarti. Si chiama amore.



© 2017 di Massimiliano Riccardi

sabato 29 aprile 2017

Insieme raccontiamo 20: La Caina


Ennesimo appuntamento con Insieme raccontiamo. Appuntamento numero 20. 
Per  chi non conoscesse l'iniziativa, si tratta di un gioco che prevede un incipit scritto da Patricia, e la creazione di un finale, con un limite di parole e a tema libero, scritto dai partecipanti.
QUI trovate il post di lancio della madrina Patricia Moll



Spero di divertirvi come mi sono divertito io a giocare con le parole e la fantasia.


L'incipit di Patricia

Porca miseria! Era in ritardo e si era pure persa. Non essere capace a leggere le cartine era grave e non avere il gps era pure peggio.
Da quello che ricordava non doveva attraversare un bosco ma una città. Menomale che ne stava uscendo e forse così avrebbe incontrato qualcuno a cui chiedere informazioni. E magari far benzina… accidenti! Il serbatoio era quasi vuoto. Ma non aveva fatto il pieno prima di partire? Forse l’auto aveva qualche problema o sbagliando strada l’aveva allungata....
“E come mai è così buio ?” si chiese.
Lasciata l’oscurità creata da quegli enormi castagni così alti da non lasciarle intravedere il cielo, aveva sperato nel sole e invece…. “Ci mancava ancora il temporale!”
Tuoni e fulmini a raffica e là, nel prato alla sua sinistra… la casa… quella che aveva sognato la notte precedente e quella prima ancora. Da settimane la sognava ormai.
Vecchia, in pietra, con una torretta su un lato… costruita su un terreno incolto a fianco di un fosso pieno di acqua… sotto un cielo nero che illividiva a causa dei lampi violenti come esplosioni nucleari.
E quella finestra a piano terra illuminata...
L’auto inchiodò improvvisamente come se avesse premuto di colpo il freno ma lei non lo aveva nemmeno sfiorato.

Il mio finale

Scese.
Dovette alzare il bavero della giacca nell'illusione di proteggersi dal vento. Alzò gli occhi al cielo e vide che un banale temporale si stava trasformando in qualcosa di peggio. Sussultò a causa di un tuono vicinissimo.
Tornò a guardare in alto, il cielo era oramai completamente coperto da spesse nubi nere. Macchie di luce dai colori cangianti mulinavano, a tratti sembravano quasi contrarsi e dilatarsi, come gigantesche bocche il cui fondo era più buio che mai.
Cadde improvvisa una pioggia fitta e violenta.
Corse prendendo come riferimento la luce giallognola e tremolante della finestra al primo piano. Sentiva il cuore scoppiare nel petto, faceva fatica a contrastare il muro d'acqua e il vento, la luce pareva allontanarsi sempre di più a ogni passo. La forza d'impatto della pioggia le impediva di tenere gli occhi aperti. Fu presa dal terrore. Immagini  le balenarono alla mente: la sorellina che venticinque anni prima aveva lasciato morire in quello specchio d'acqua senza soccorrerla e senza chiedere aiuto. Ricordava il puro godimento di quegli attimi fomentato dalla brutale invidia che la spingeva a desiderare di vederla morta. Adesso, per la prima volta, quei sentimenti la sconvolgevano. Non era pentita, ma  terrorizzata senza capire il perché.
Scivolò a terra battendo la testa su di una pietra. Perse i sensi.
Quando si riprese vide che aveva smesso di piovere.
Il panorama era cambiato, della casa soltanto macerie, tutt'intorno nebbia, terreno ghiacciato e scivoloso. Nessun suono se non quello dei suoi ansiti.
Paura.
Poco più avanti la foschia parve diradarsi. Vide la sua auto accartocciata contro l'unico albero di quello che prima era un bosco.
La nebbia si dissolse. Si guardò intorno. Nulla intorno a lei. Una terra desolata e fredda. Una distesa di ghiaccio che si estendeva a perdita d'occhio.
Tornò a guardare verso la macchina, si fece ancora più vicina. All'interno un corpo senza vita: il suo.
Urlò. Un grido che partiva dal profondo ma che non aveva voce.
Sola.



© 2017 di Massimiliano Riccardi