scrivere per vivere vivere per scrivere

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La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. (René Descartes) ****************************************************************************************************************** USQUE AD FINEM

venerdì 30 ottobre 2015

Post inutile da delirio influenzale



Ascolti le notizie di cronaca, segui la politica interna, la politica internazionale, vedi le stesse cazzate che si ripetono, le stesse parole in bocca a grugni diversi ma sempre figli della stessa progenie di cialtroni. 
Poi pensi che prima o poi una fine ci dovrà pur essere, qualcosa di buono dovrà pur accadere. Mi verrebbero in mente molte cose da dire, ma non ho tempo ne voglia, io, come tanti, sono troppo occupato a vivere, solo singolarmente è possibile cambiare le cose, l'era delle masse unite da grandi ideali è finita. 
Passo passo, piccolo atto per piccolo atto, uomini di buona volontà continuano a costruire. 
C'è solo da sperare che le singole azioni, come piccoli ruscelli di montagna, convergano e si facciano fiume e poi mare, mare di cambiamento. 
Nel frattempo, per non disperare, provo a guardare il mondo con gli occhi di bambino, la canzoncina qui sotto mi nasce spontanea. 



© 2015 di Massimiliano Riccardi.

lunedì 19 ottobre 2015

Il Ministero delle ultime ombre di Mariangela Cerrino

Segnalazione
Quanto potere ha la parola scritta?
Può cambiare gli eventi?
E come si osservano gli eventi?
Leggimi, e niente sarà più come prima.


Quando Simon Maldon, scrittore di successo di libri sull’Inquisizione, decide di non salire su un aereo, non sa che quella banale coincidenza cambierà il corso della sua esistenza. Quell’aereo precipiterà, cancellando per sempre la sua famiglia. Quattro anni dopo, Simon si è trasferito in Svizzera, ma il destino sembra non volergli lasciare scampo. Jordan, il misterioso e schivo direttore del cosiddetto ministero delle Ultime Ombre, un dipartimento mondiale di ricerca della verità nella storia, lo mette al corrente di un sensazionale ritrovamento: un antico frammento di pergamena contenente un messaggio scritto in una lingua che nessuno ha mai parlato, la stessa lingua inventata ad hoc da Simon per il romanzo che l’ha consacrato al successo. Da quel momento accadono strani eventi: Simon ha delle premonizioni, una delle quali permetterà di sventare un pericoloso attentato. La cosa non sfugge al reparto investigativo federale, e nemmeno ad altri inquietanti personaggi che si mettono in contatto con lui. C’è qualcosa che unisce il ministero delle Ultime Ombre, un fanatico lettore di Maldon e quella pergamena, qualcosa di oscuro e pericoloso, sospeso tra passato e presente, che potrebbe costare la vita a Simon Maldon... e non solo. Una storia che corre sul filo della suspense e dell’insondabile, un mistero fitto, su cui nessuna ipotesi riesce a far luce.


Mariangela Cerrino è nata a Torino. Ha pubblicato numerosi romanzi storici tradotti
in Germania e Spagna, tra cui la Trilogia degli Etruschi  e la quadrilogia del Ciclo dell’Anno Mille, entrambe edite da Longanesi. Ha pubblicato per Mondadori Cronache dell’Epoca Mu, per Armenia il fantasy Lisidranda e per Alacran Il margine dell’alba. Per Rizzoli, nel 2012, Absedium.

Con Il Ministero delle Ultime Ombre, Mariangela Cerrino firma un thriller originale e accattivante e fa il suo esordio nella collana Timecrime Fanucci.
Il suo sito è www.mariangelacerrino.it.it

dal 12 ottobre disponibile anche in ebook

sabato 17 ottobre 2015

Autobibliografia in risposta al meme di Ivano Landi




Con grande difficoltà raccolgo l'invito di Ivano Landi che con il suo meme promuove un ottimo sistema per fare "rete". La difficoltà che ho incontrato è legata, ovviamente, alla decisione di includere libri che potessero più di altri rappresentarmi. Non ce ne sono, ogni singolo libro che ho letto è servito e ha permesso di favorire la mia crescita personale. Dipendesse da me, includerei persino le pagine gialle. L'unica scelta possibile è stata quella di raccogliere una serie di testi che hanno caratterizzato dei periodi particolari della mia vita. Non elenco libri che mi sono piaciuti più di altri, ma testi che in un dato momento sono stati significativi. Tutto qui, molto semplicemente ecco a voi la mia disarticolata lista:

1.     1984 – George Orwell 
2.     A ciascuno il suo - Leonardo Sciascia
3.     Alla ricerca del tempo perduto (non tutti i libri) - Marcel Proust
4.     Amleto - Shakespeare 
5.     Antologia di Spoon River - Edgar Lee Masters
6.     Big Sur - Jack Kerouac
7.     Carme (tutte) - Gaio Valerio Catullo
8.     Cent'anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez
9.     Chiedi alla polvere - John Fante 
10.           Così parlò Zarathustra - Friedrich Nietzsche 
11.           Crash - James G. Ballard
12.           Cronaca di una morte annunciata - Gabriel Garcia Marquez 
13.           Cuore di tenebra - Joseph Conrad 
14.           Currahee - Donald R. Burgett
15.           David Copperfield - Charles Dickens
16.           Dracula - Bram Stoker
17.           Dune - Frank Herbert 
18.           Fiesta - Hemingway
19.           Frankenstein - Mary Shelley 
20.           Fuoco Pallido - Nabokov
21.           Furore - John Steinbeck
22.           Giulio Cesare - Jerome Carcopino
23.           Giulio Cesare - Shakespeare
24.           Giuseppe Bottai-Fascista - Giordano Bruno Guerri
25.           I fiori del male - Baudelaire
26.           I malavoglia - Verga
27.           I miserabili – Victor Hugo
28.           I pilastri della terra - Ken Follett
29.           I tre moschettieri - Alehandre Dumas
30.           Il barone rampante - Italo Calvino
31.           Il buio oltre la siepe - Harper Lee
32.           Il ciclo delle stagioni - John Connolly
33.           Il cielo sceso in terra: le radici medievali dell'europa - Jacques Le Goff
34.           Il conte di Montecristo - Alexandre Dumas
35.           Il gattopardo - Tomasi di Lampedusa
36.           Il giovane Holden - J. D. Salinger
37.           Il grande Gatsby - Francis Scott Fitzgerald
38.           Il nome della rosa - Umberto Eco 
39.           Il Principe - Nicolò Machiavelli
40.           Il richiamo della foresta - Jack London
41.           Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
42.           Il signore delle mosche - William Golding
43.           Il vecchio e il mare - Hemingway
44.           Il visconte dimezzato - Italo Calvino
45.           Iliade - Omero
46.           In fondo alla palude - Joe R. Lansdale
47.           IT - Stephen King
48.           La collina dei conigli - Richard Adams
49.           La divina commedia - Dante
50.           La fattoria degli animali – George Orwell 
51.           La legione degli immortali - Massimiliano Colombo
52.           La montagna incantata - Thomas Mann
53.           La morte non dimentica (Mystic River) - Dennis Lehane
54.           La torta in cielo - Gianni Rodari
55.           La valle dell'eden - John Steinbeck
56.           L'Aleph - Jorge Luis Borges
57.           Lamento di Portnoy - Philip Roth
58.           L'arcobaleno della gravità - Thomas Pynchon
59.           Le affinità elettive -  Goethe 
60.           Le avventure di Huckleberry Finn - Mark Twain 
61.           Le avventure di Pinocchio - Collodi
62.           Le avventure di Tom Sawyer - Mark Twain 
63.           Le pietre della luna - Marco Buticchi
64.           L'immaginario Medievale - Jacques Le Goff
65.           L'impero - Antony Riches
66.           L'isola del tesoro -  Stevenson
67.           Lolita - Nabokov
68.           Marcovaldo - Italo Calvino
69.           Memorie di Adriano - Marguerite Yourcenar
70.           Meridiano di sangue - Cormac McCarthy
71.           Moby Dick - Herman Melville 
72.           Nexus -  harry Miller
73.           Odissea - Omero
74.           Pasto nudo - William S. Burroughs
75.           Patrimonio-Una storia vera - Philip Roth
76.           Per chi suona la campana -  Hemingway 
77.           Plexus - Harry Miller
78.           Poesie - William Butler Yeats
79.           Poesie scelte - Pier Paolo Pasolini
80.           Primavera nera - Harry Miller
81.           Quando Hitler rubò il coniglio rosa -  Judith Kerr
82.           Racconti del grottesco e altri - Edgar Allan Poe
83.           Radici - Alex Haley
84.           Ragazzi di vita - Pier Paolo Pasolini
85.           Riccardo III° -  Shakespeare
86.           Rumore Bianco - Don DeLillo
87.           San Francesco D'Assisi - Jacques Le Goff
88.           Se questo è un uomo - Primo Levi
89.           Sexus - Harry Miller
90.           Silla o la monarchia mancata - Jerome Carcopino
91.           Storia di due città -  Charles Dickens
92.           Sulla strada - Jack Kerouac
93.           Teorema - Pier Paolo Pasolini
94.           Todo el amor - Pablo Neruda
95.           Tropico del cancro - Henry Miller
96.           Tutti i racconti - Lovercraft
97.           Tutto ciò che muore - John Connolly
98.           Ulisse - James Joyce
99.           Un anno terribile - John Fante
100.      Una Vita Violenta - Pier Paolo Pasolini

Non aggiungo altro, credo che non si possa desumere un vero e proprio orientamento letterario, anche perché abitualmente mi diletto con la saggistica e il romanzo storico ma da lettore compulsivo quale sono non mi sono fatto mancare nessun genere, ogni singolo testo tra quelli che avete appena letto, non ha avuto una rilevanza formativa o pedagogica in più rispetto ad altri, ha semplicemente accompagnato momenti particolarmente lieti, tristi, oppure mi sono stati donati da persone a me care, o mi hanno indirizzato verso nuovi orizzonti. Orizzonte che per il vero devo ancora raggiungere.

  

      "Mai una gioia, una partita a calcetto, due birre al bar, solo libri, libri e sempre libri. Mannaggia a Gutenberg e a tutta Magonza!!!" 
     

© 2015 di Massimiliano Riccardi

mercoledì 14 ottobre 2015

L'ennesimo post più inutile del mondo



Perché ho chiamato il mio blog infinitesimale? Forse perché mi riconosco in questa definizione. Amo gli aspetti apparentemente marginali, i chiaroscuri indefiniti e impalpabili piuttosto che l'abbacinante bianco o il nero più profondo. Le storie minute, i dettagli della vita più che i grandi eventi. Quando guardo un quadro rimango colpito da quel particolare che sfugge, che si perde nell'insieme, un viso, un gesto, un'ombra. Tutto ciò mi parla, mi racconta storie antiche.
Se guardo il mare mi immagino le singole particelle d'acqua, i miliardi di esseri viventi che lo rendono vivo e vitale. Colgo per deformazione professionale ciò che di infinitesimale compone l'essenza della vita. Le sfumature, il colpo d'occhio sfuggente e fuggevole che permette comunque di alimentare la mente di sensazioni, umori, stati d'animo.  
Ebbene sì, amo la fuggevolezza, l'eterno divenire. Odio le certezze assolute. Credo che il pensiero e la memoria ancestrale siano un insieme di infinitesimali tasselli fatti di esperienza personale, memoria genetica, tradizioni comuni e condivise. Dettagli apparentemente slegati che compongono il tutto. Infinitesimale, sì, anche perché infinitesimale è la differenza tra il vedere ed il guardare, la coscienza del momento e il presto con fuoco del vivere comune. Infinitesimale è l'uomo, infinitesimale il mondo e l'universo. Infinitesimale rispetto al grande mistero della vita.
Lascio volentieri ad altri la consapevolezza, la sicurezza, mi tengo i miei dubbi e i miei affanni. Sono un cercatore. Quando da ragazzo leggevo una pagina di storia, il grande scenario diventava secondario, ero con l'ultimo dei fantaccini che combatteva, mi facevo raccontare la sua storia, ero con l'operaio che trasportava massi mentre costruiva le piramidi, sentivo il suo odore forte, il puzzo di sudore, ascoltavo le sue imprecazioni in una lingua antica.
Infinitesimali attimi, cerco di mettere insieme infinitesimali attimi. Non voglio perdermi nulla,  voglio proprio vedere come va a finire. Tutto qui, cazzate. Non è forse come essere immortali non immaginare una meta e considerare l'inizio come un semplice dettaglio? Non è forse vero che le singole parti a volte sono più importanti del tutto? Perché tutto vuol dire finito, non c'è altro da aggiungere. Forse è per questo che sono un motociclista, mi interessa più il viaggio che raggiungere la meta.

Bene, fine di questa divagazione con implicazioni che attengono alla psichiatria, sono frutto di una notte in bianco. Perdonatemi … se potete.

© 2015 di Massimiliano Riccardi

domenica 4 ottobre 2015

Caxxeggio, florilegio di amenità, sbeffeggio. Realmente il post più inutile del mondo


Ultimamente mi è capitato di leggere di editoria e di libri, ho letto articoli su siti letterari, commenti su forum specialistici, sfoghi su blog. Le domande ricorrenti erano tutte imperniate su tematiche riguardanti la crisi dell'editoria, pubblicare o no con case editrici piuttosto che con formule di self publishing. Sostanzialmente, al di la delle formule per riuscire a emergere dalla calca degli scrittori esordienti, si evince un dato tristemente vero: non si legge più. È questo che dovrebbe spaventare più che la difficoltà nel riuscire a pubblicare. Le statistiche parlano chiaro. La tecnologia invece di essere un ausilio e un mezzo è diventata lo "scopo". La velocità nel reperire informazioni, da supporto essenziale si è trasformata in unico mezzo di conoscenza, per altro fonte di informazioni incomplete che non creano cultura ma nozionismo. Per noi "vecchi", internet è realmente un ausilio, in qualche modo velocizza e rende semplice gli approfondimenti, ma immaginate un ragazzino di quattordici anni che non ha mai letto e utilizza internet come unica fonte, provateci. Chiunque dopo aver letto quattro pagine di wikipedia o due pagine su di un sito specialistico si sente padrone della conoscenza.
E questa approssimazione e superficialità si ripercuote inesorabilmente sulla società civile, abbiamo esempi eclatanti nella pratica quotidiana e ricavati dalle cronache.

Cosa si può fare per spingere a comprare più libri?
Voglio provare a dire la mia cercando di far valere a buon diritto il mio ruolo di fruitore di tutto il lavoro che molti di voi producono, scrittori, editori, editor. Il fatto che anche io mi cimenti nell'attività di "scrivere" è del tutto marginale, addirittura risibile. La domanda potrebbe essere capovolta: "cosa spinge un lettore a non comprare un libro?" È soltanto un problema economico nel senso che per colpa di internet il libro non è più un buon affare? È realmente obsoleto e anacronistico leggere?
In questo caso identifico nella parola "lettore" il comune cittadino che sia esso un reale frequentatore di librerie o semplicemente un potenziale acquirente non motivato. Ritengo che in questi anni ci sia stata una chiusura che in qualche modo ha creato lo scollamento tra la società civile e questo meraviglioso mezzo di comunicazione. Mi spiego meglio, quanto meno tento. Dal punto di vista sociologico quello che rende un mezzo di comunicazione uno strumento reale e fruibile è la condivisione a tutti i livelli. Nel momento in cui si riconduce una determinata azione a vantaggio di pochi e con un linguaggio con forme espressive comprensibili a pochissimi, decade il ruolo di comunicatività. Prendiamo il caso della cinematografia che è invece un arte in evoluzione, dal semplice gioco di immagini, dal banale raccontare storie per un pubblico passivo, con il tempo è diventata una formidabile macchina propagandistica e dispensatrice di messaggi che spaziano dal  diletto elementare alla trasmissione di valori e conoscenza. Il '900 ha prodotto esempi altissimi che si innalzano prepotentemente rispetto alla massa mediocre dei filmetti. Intellettuali potenti come Pasolini hanno elevato questo mezzo, grandi poeti come Buñel hanno eletto il cinema a principale forma espressiva. Nella letteratura è avvenuto il processo inverso. Da unico e indispensabile "medium" a gioco stilistico per pochi contrapposto a distinto e separato ricettacolo di mediocrità. La cultura vittima di se stessa. Alienante per difesa nei confronti del banale, e alienata dalla banalità (che per sua natura è più forte) che gode di questo dividi et impera. La cultura non si sporca più le mani, guarda dall'alto in basso il resto dell'umanità. Gli intellettuali non cercano più la diffusione delle idee, parlano a se stessi: "a morte la Maieutica e Viva l'auto celebrazione."
La scrittura, questo colosso unico e potente, con le sue differenziazioni, con le sue mire stratificate in più livelli di comprensione ma sempre parte di un unico "corpo" propedeutico tendente al bello ed all'universalismo, si è frantumato in piccole rocce lunari che non interagiscono tra loro. La cultura in senso lato, qui voglio essere provocatorio, deve riappropriarsi del diritto di dire "minchiate". Il linguaggio, per essere utile, deve essere comprensibile a tutti. Altrimenti diventa un suono che basta a se stesso e che aleggia inutilmente nel deserto. Si dovrebbe tornare a inculcare nelle persone l'indispensabilità di questo mezzo di comunicazione. L'unico che permette di compiere passaggi graduali verso la comprensione. Ovviamente c'è bisogno della giusta onestà intellettuale e valutare se ci interessa veramente il discorso educativo oppure se tutto sommato non importa. Facciamo finta che ci interessa e che, soprattutto chi ha figli, è interessato al discorso a fini pedagogici.

 Quindi, dicevamo, letteratura a tutto campo, dalle minchiate ai pensieri aulici. Un percorso articolato ma finalizzato. È così che si educa un popolo. Grandi come Calvino o Sciascia lo avevano capito. La letteratura insegnata, fatta amare, indicata come fondamentale mezzo espressivo. Invece cosa abbiamo ottenuto grazie agli emeriti "scrittori" che se la raccontano tra loro e si spartiscono di volta in volta i premi letterari? La creazione di una casta e la delega del contatto con la gente a internet o quant'altro. In virtù di questa lontananza, il ragazzino (che in potenza potrebbe essere il futuro lettore e continuatore del processo culturale), è spaventato dal libro, pensa già di annoiarsi. Preferisce risposte immediate e non mediate. 

Manca la copertura che risponde ai bisogni mentali di tutti, che spazia dallo svago alla ricerca stilistica e concettuale. Si è permesso a intere generazioni di imparare a correre senza il necessario passaggio del gattonare, camminare, passeggiare. Intere generazioni che sanno correre, è vero, ma assolutamente incapaci di soffermarsi sui dettagli fondamentali della vita. Siamo nell'era dell'ignoranza funzionale, che è peggio dell'ignoranza di ritorno che colpiva le generazioni passate a causa del basso livello di scolarità. Abbiamo giovani che frequentano la scuola regolarmente e che al termine del percorso di studi non sanno scrivere correttamente, non riescono a costruire un pensiero complesso utilizzando le sfumature della lingua italiana. Corde tese di un violino mai suonato, che non ha coscienza e conoscenza delle melodie e delle armonie scritte da altri, che non  ha mai sperimentato il tocco di suonatori antichi che hanno provato e immaginato sinfonie diverse. Vogliamo nuovamente pensare al libro come a qualcosa che trasmette TUTTO? Dove tutto è rappresentato?

 Alle volte per progredire è necessario tornare sui propri passi e riprendere la via giusta: maneggio il libro, lo conosco, leggo, rifletto, immagino e completo con il mio vissuto. Altro che regalare a ragazzini di nove anni Tablet, Smartphone o quant'altro. Rivoluzione! Fuori dai coglioni gli intellettuali di posa, inutili come un manoscritto chiuso in cassaforte, e ben vengano gli scrittori e gli artisti a tutto campo. Il libro fonte di ogni cosa, senza vergogna. Io a mio figlio insegno le regole di vita facendolo giocare, lasciando che esprima la sua fantasia in un contesto che è sicuramente controllato da me, ma che è aperto a ciò che lui può aggiungere e modificare. Questa è la cultura, a mio giudizio. Il lettore si "costruisce" magari partendo dalle già citate minchiate. Abituare alla gioia delle storie lette sin da bambini. Poi poco a poco si arriva all'eccellenza, ma ci devono essere le basi, e le basi sono avvicinarsi al libro senza paura.

Chi davvero vuole emancipare e far rivivere l'editoria, se ne ha la possibilità e i mezzi, deve fare tabula rasa e ricominciare dalla gioventù. Morti noi, manipolo di lettori incalliti, chi rimarrà?  Da lì parte tutto … forse.

Opinioni, sono soltanto opinioni. Oppure semplici disquisizioni sul nulla, fate voi.



© 2015 di Massimiliano Riccardi.